DIO DI ILLUSIONI

“Sai quel che Julian dice a proposito della Divina Commedia?” “No, Henry, non lo so.” “Che è incomprensibile a chi non sia cristiano. Che se si legge Dante, e lo si comprende, si deve diventare cristiani sia pure per poche ore”

Questa estate ho deciso di sacrificare la lettura di un classico (cosa che facevo ormai regolarmente da almeno cinque estati) per fare finalmente la conoscenza con Donna Tartt, l’autrice de “Il Cardellino”.

E per non sbagliare sono partito dal romanzo che l’ha resa celebre, “Dio di Illusioni”

Dio di illusioni

Dico subito che non si tratta di un capolavoro ma che è un libro che vale la pena leggere e che una volta giunti al termine, lascia decisamente soddisfatti; perché è scritto molto bene, perché la trama tiene avvinti, perché i personaggi sono molto ben delineati, descritti e approfonditi nei loro caratteri (in particolar modo i due gemelli)

Il difetto del libro è di essere troppo lungo (e, in questo, mi accodo a diversi commenti letti qua e là in rete), diciamo che avrebbe potuto tranquillamente tagliare un centinaio di pagine senza che la resa del romanzo ne risentisse, anzi semmai il contrario.

Soprattutto nella parte centrale, infatti, il romanzo si arena un po’ in pagine che possono apparire ripetitive, quasi che la scrittrice avesse perso per un attimo la rotta e cercasse di temporeggiare nel tentativo (peraltro, poi, riuscitissimo) di ritrovarla.

La trama, molto rapidamente: un piccolo college del Vermont, 5 ragazzi un po’ particolari formano un ristretto club, seguendo un professore di greco antico un po’ sui generis; a loro si unisce ben presto l’io narrante, un ragazzo proveniente dalla periferia californiana, semplice e con poche risorse economiche. Un brutale assassinio sconvolgerà gli equilibri del gruppo e provocherà nel susseguirsi degli avvenimenti, un lento progressivo precipitare degli eventi verso un orrore senza fine.

“Ti ricordi quest’autunno, alla lezione di Julian, quando studiammo ciò che Platone chiama follia iniziatica? Bakcheia? Estasi dionisiaca?”

“Be’, decidemmo di provare a raggiungerla.” Per un attimo pensai di non avere capito bene. “Cosa?” chiesi. “Ho detto che decidemmo di provare a compiere un baccanale.”

“E perchè mai volevate fare una cosa del genere?” “Ero ossessionato dall’idea” “Ma perché?” “Per quanto ne sapessi, non era stato più fatto da duemila anni.” Tacque, quando si avvide di non avermi convinto. “Dopotutto, il fascino dello smettere di essere se stessi, sia pure per un breve attimo, è davvero grande” riprese. “Trascendere l’accidente dell’istante individuale. Esistono altri vantaggi, più difficili da spiegare, cose a cui le antiche fonti accennano appena e che io stesso ho compreso solo dopo il fatto.” “per esempio?” “Be’, non per nulla si chiama mistero” ribatté, amaro. “Credimi sulla parola. Ma non si deve sottovalutare il richiamo primordiale – perdersi, perdersi completamente. E perdendosi, rinascere al principio della vita ininterrotta, fuori della prigione del tempo e della morte.

(…)

Più arduo è il mistero in sé: come si riusciva a catapultarsi in uno stato del genere, qual era il catalizzatore?” La sua voce si fece sognante. “Le tentammo tutte: alcol, droghe, preghiere, persino piccole dosi di veleno. La notte del nostro primo tentativo vestimmo i chitoni, ci ubriacammo e svenimmo nel bosco vicino alla casa di Francis.”

C’è qualcosa che richiama “L’attimo fuggente” in questo romanzo, c’è molto Raskolnikov di Delitto e Castigo e c’è un inquietante continuo parallelismo a tanta cronaca di questa estate, a tanti giovani che cercano e trovano lo sballo (come lo chiamano) in droghe leggere, nell’alcol, in pasticche che non si sa bene dove finiscono con il portare.

Se il romanzo vuole rappresentare uno spaccato della vita nei college americani è davvero molto preoccupante, le sigarette e le bottiglie di alcool che vengono consumate lungo le numerose pagine e inquietante e disturbante, questi ragazzi appaiono spesso ubriachi, fuori di sé, decisamente lontani da quelli che sogliono definirsi “un buon esempio”

Leggerò ancora Donna Tartt, i suoi due romanzi successivi “Il piccolo amico” e “Il cardellino”? Ebbene sì, la risposta è sicuramente sì!

Con questo post partecipo al Venerdì del libro di Homemademamma

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15 commenti

Archiviato in Letteratura, Venerdì del Libro

15 risposte a “DIO DI ILLUSIONI

  1. Io quest’estate ho letto Il cardellino e mi è piaciuto proprio tanto!

  2. Pingback: Venerdi' del libro: Viaggio nel tempo 8 |

  3. Il mio programma di leggere il Cardellino si è infranto sul Kindle rotto che ha cambiato i piani di lettura e su agosto che poi è stato come dicevo sociale e non di libri. Ora ho in avanzo una serie di cartacei che voglio leggere, e poi può darsi che diventerà meta autunnale, questo incluso.

  4. Autrice che conosco solo di fama… non ho letto nulla di suo ma ho in programma di farlo.

  5. @’povna: te lo chiedevo solo in quanto non avevo capito il riferimento ai cartacei; in realtà anch’io alterno ancora spesso il cartaceo all’elettronico in quanto ho la libreria ancora abbastanza piena di libri comprati nel tempo e poi non letti (“Il piccolo amico” della Tartt è uno di questi)

    • Il Kindle ci ha messo un po’ ad arrivare, nel frattempo avevo iniziato un cartaceo, finito l’altro ieri, poi c’è stata la socialità, poi il libro della Gaspari, cartaceo, infine alcuni libri che mi hanno portato Spersa e Connie e un altro che ho preso io, sempre cartaceo. Poi ho un paio di cose Kindle ma più brevi, e poi dovrei arrivare alla Tartt, ma vediamo che cosa dice l’autunno!
      (Come ti pare la Lehman?)

      • L’ho appena iniziato ma l’avvio è di quelli che piacciono a me, la descrizione dei personaggi nelle poche pagine del primo capitolo è davvero notevole.

  6. Ho letto questo libro tempo fa e mi è piaciuto molto, l’autrice è molto brava, anche se “Il cardellino” non mi ha convinto veramente come il titolo che proponi tu oggi.

    Ciao
    Flavia

  7. annikalorenzi

    non conosco e segno!

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