MERCURIO

Continua la scoperta di autori che non ho mai letto e stavolta è toccato ad Amélie Nothomb e al suo Mercurio. Da tempo girava il nome dell’autrice nella mia testa ma il “la” definitivo alla lettura è arrivato da qui, teatro tanto per cambiare, e dal fatto che purtroppo non ho potuto assistere a questa pièce che mi attirava tanto.

Mercurio partecipa questa settimana al venerdì del libro.

 

 

Dunque il libro: sapevo che non era il suo romanzo più famoso e non era tra i più reclamizzato ma anche per questo mi è piaciuto partire proprio da qui alla scoperta di questa autrice.

Mi sono trovato di fronte a una storia che parte da un’idea decisamente originale, una storia molto ben scritta e con spunti davvero notevoli, emozionanti, eppure… è mancata un po’ nel finale quel finale tanto atteso, quei finali di cui l’autrice sembra essere una vera maestra! Qui di finali ce ne sono ben due ma se il primo lascia un po’ di amaro in bocca apparendo un po’ troppo banale rispetto all’idea iniziale, il secondo pare pure peggio, direi quasi slegato dalla struttura precedente.

– Non ci crederà: ho finito La Certosa di Parma. Ho passato tutta la notte a leggerlo.

– E le è piaciuto?

– E’ il minimo che si possa dire.

Seguì il lungo interrogatorio: “E le è piaciuto quando… E le è piaciuto poi il momento in cui…” Poichè La Certosa di Parma è un grande libro, ci fu anche una divergenza.

– E’ ovvio. Fabrizio e Clelia sono due cretini. La Sanseverina e il conte Mosca sono i veri eroi della storia, tutti sono d’accordo su questo. Ma la scena della prigione è talmente carina che si può anche essere indulgenti con quei due giovani sciocchi – commentò Hazel.

– Quando Fabrizio la guarda dallo spiraglio della cella?

– No. Quando è in progione per la seconda volta e lei gli va ad offrire la sua verginità.

– Ma di cosa sta parlando?

– Ha letto il libro, sì o no?

– Ho presente la scena a cui si riferisce, ma non dice che vanno a letto insieme.

– Non è detto a chiare lettere. Però non c’è dubbio in proposito.

– Allora come si spiega che non ho avuto la stessa impressione leggendo quel brano?

– Magari era distratta.

– Stiamo parlando della scena in cui Clelia va nella sua cella per impedirgli di mangiare il cibo avvelenato, no?

– Sì, il testo dice: “Fabrizio non si sottrasse a un movimento quasi involontario. Non gli fu opposta alcuna resistenza.” Ammìri la maestria di quest’ultima frase.

– Conosce il libro a memoria?

– Dopo sessantaquatto riletture è il minimo. Specie per questo passo, che secondo me è il più bell’esempio di sottointeso di tutta la letteratura.

– Credo che sia il suo occhio perverso a scorgere un sottointeso in questa scena.

– Il mio occhio perverso? – esclamò la pupilla.

– Bisogna essere davvero perversi per vedere una deflorazione in quella frase.

– Bisogna essere davvero bacchettoni per non vederla.

– Bacchettona no. Infermiera sì. Non si sverginano le ragazze in quel modo.

– Lei è un’esperta in materia, Francoise? – scoppiò a ridere Hazel.

– Sono semplicemente realistica.

– Non è questione di realismo, ma di letteratura.

– Appunto. Il testo dice: “un movimento quasi involontario”. Non si svergina con un movimento quasi involontario.

– Perchè no?

– Tanto per cominciare non lo definirei un movimento.

– E’ una litote.

– Togliere la verginità a una ragazza con una litote mi sembra un tantimo azzardato.

– Secondo me è pieno di fascino.

– In secondo luogo, nche ammettendo che quel movimento sia una deflorazione vera e propria, non può essere involontaria.

– E perchè no?

– Lui si sta consumando d’amore per lei da centinaia di pagine. Non vorrà mica farci l’amore involontariamente!

– Non vuole mica dire che la cosa capita per caso, o che lui non la desidera. Significa che lui è travolto dalla passione, che non riesce a controllarsi.

– Quello che mi sconvolge è il “quasi”.

– Invece la dovrebbe consolare, visto che smussa quell'”involontario” che la irrita.

– Al contrario. Se si tratta di una deflorazione, il “quasi” è inammissibile. C’è in quel termine una disinvoltura che rende inverosimile la sua interpretazione.

– Si può sverginare con disinvoltura.

– Non quando uno è innamorato pazzo.

– Da dove tira fuori un romanticismo del genere, Francoise? – disse la ragazza con un sorriso sornione. – Mi ricordo di aver sentito dalla sue labbra osservazioni di carattere sessuale estremamente pragmatiche.

– Precisamente: come può pensare che lui faccia i fatti suoi sul tavolo di una cella?

– Tecnicamente è possibile.

– ma non con una ragazza intimidita!

– Lei non sembra tanto intimidita. Se vuole sapere come la penso, è andata lì apposta per offrirsi a Fabrizio.

– La cosa non quadra con le sue maniere da smorfiosa. Ma torniamo alla tecnica: ha pensato alla biancheria femminile dell’epoca? Era di una complessità tale che, per rendere possibile una cosa del genere, una donna doveva collaborare. S’immagina Clelia che contribuisce alla sua deflorazione?

– A volte le ragazze sono di una sfacciataggine sorprendente.

– Parla per esperienza?

– Non cambiamo discorso. Fabrizio è un focoso giovanotto italiano, protagonista di una grande romanzo del secolo scorso. E’ pazzo d’amore per Clelia e, dopo un’attesa interminabile, gli è finalmente concesso di ritrovarsi solo con la sua amata. Se non approfitta dell’occasione è un rammollito!

– Non dico che non la tocca, dico che ci fa qualco’altro.

– Ah! E cosa, di grazia?

– Il termine “movimento” mi sembra suggerire piuttosto una carezza.

– Una carezza dove? Sia più esplicita.

– Ma, no so… il petto.

– Si contenta di poco, il suo bellimbusto. Dovrebbe proprio non aver niente nelle viscere per non volere qualcosa di più.

– “Il mio bellimbusto”? Parla come se fossi io l’autore. Mi limito a commentare quanto è scritto.

– Sciocchezze. Con i grandi libri ogni lettore è autore Gli si può far dire quello che si vuole. E lei vuole ben poco.

– Non si tratta di quello che volgio. se Stendhal avesse voluto far perdere a Clelia la verginità in circostanze simili, avrebbe detto qualcosa in più. Non l’avrebbe sbrigata in due frasi vaghe.

– Ma è proprio qui l’eleganza. Desiderava i particolari?

– Sì.

– E’ Stendhal, Francoise, non Bram Stoker. Temo che sarebbe meglio se leggesse storie di vampiri: le scene di emoglobina le lascerebbero più soddisfatta.

– Non mi parli male di Bram Stoker; a me piace.

– Anche a me! Mi piacciono le pere e i melograni. Non rimprovero le pere di avere un sapore diverso dai melograni. Le pere mi piaccioni per la loro squisita delicatezza; i melograni per il sangue di cui macchiano il mento.

– Mi sembra un esempio ben scelto.

– A proposito, se le piacciono i vampiri, deve leggere Camilla di Sheridan Le Fanu.

– Per tornare alla Certosa, non si potrebbe decidere che abbiamo ragione tutte e due? Se Stendhal si è limitato a due frasi, forse è perchè voleva rimanere ambiguo. O magari non riusciva a decidersi neanche lui.

– Supponiamolo pure. Ma perchè ci tiene tanto che le cose stiano così?

– Non so. Mi sembra che due creature si possano sentire profondamente legate l’una all’altra senza per questo essersi conosciute in senso biblico.

– Siamo d’accordo.

Il giudizio complessivo rimane, comunque, decisamente positivo e tale da portarmi a leggere sicuramente ancora altri romanzi di questa autrice

Una nota a margine: non ho trovato Mercurio in edizione e-book e così l’ho letto su carta ma mi sono accorto che, non avendo mai amato sottolineare i libri cartacei, mi è mancata moltissimo quella splendida opportunità che offrono i libri digitali di evidenziare le parti più interessanti e andarle poi a ritrovare facilmente tra i ritagli che automaticamente l’e-reader memorizza.

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1 Commento

Archiviato in Letteratura, Venerdì del Libro

Una risposta a “MERCURIO

  1. Una novità assoluta per me

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