Cita-un-libro – #ioleggoperché – 7

Domenica scorsa, al termine di una settimana funestata dai tristi fatti del Museo di Tunisi avevo pensato a un post e a una citazione a tema, che poi avevo dovuto abortire in quanto poco c’entrava con il tema della settimana proposto dal vincitore e giudice gaberricci. Ora, a distanza di sette giorni, ma non per questo non più attuale (i tristi fatti accaduti in Pakistan e in Nigeria stanno lì a ricordarcelo) la vincitrice di settimana, la splendida Murasaki, prima ad imporsi per la seconda volta propone un tema, la morte, che meglio non poteva adattarsi a ciò che mi proponevo di scrivere e di lasciare come riflessione e quindi… eccomi qui!

La riflessione parte proprio dai continui attacchi dell’Isis e del suo fanatismo religioso contro bersagli culturali e religiosi appartenenti ad altre culture e ad altre Fedi; lo scopo dei militanti dell’Isis è semplice e chiaro, conquistare quanti più fedeli alla loro causa sottomettendoli alle loro idee e al loro potere e l’unico sistema per ottenere ciò è far dilagare l’ignoranza quanto più diffusamente e genericamente.

Si attaccano le donne che vogliono studiare e vogliono emanciparsi, si distruggono siti storici culturalmente di valore immenso abbattendo statue e monumenti, si soggiogano i fedeli con la paura, il terrore della morte.

E si attaccano quelle religioni, come quella Cristiana, che dalla paura della morte si sono affrancate grazie alla figura straordinaria di Gesù Cristo, colui che, ancora oggi il Vangelo, in occasione della splendida celebrazione della Domenica delle Palme e di quel magnifico passo che è l’unzione dei piedi di Gesù da parte di Marta, ce lo ricorda, è venuta tra gli uomini proprio per liberarli dalla schiavitù della Legge e di chi, i farisei, tramite quella Legge teneva in scacco i fedeli, promettendo quella vita eterna che libera per sempre l’uomo dalla paura della morte. Tutto questo, chiaramente, per i fanatici dell’Isis è inaccettabile perché toglie loro il vero potere sul popolo dei fedeli e da qui i continui attacchi ai Cristiani e alla loro Chiesa.

Tutto questo mi ha fatto inevitabilmente tornare alla mente quello straordinario romanzo che è “Il nome della rosa” con cui, a mio parere, Eco ha raggiunto vette mai più toccate nei successivi romanzi; quella straordinaria figura di Padre Jorge che avvelena a uno a uno gli altri Padri che vivono nell’Abbazia per nascondere un libro che esalta il potere del riso, in grado di sollevare l’uomo dalla paura della morte e quindi emanciparlo dalla Legge.

La mia citazione è uno stralcio (spero sufficientemente chiaro, il limite delle 400 battute è inesorabile!) del magnifico confronto tra Padre Jorge e Guglielmo che avviene verso la fine del romanzo quando ormai la vicenda è stata svelata.

Con questa citazione partecipo anche questa settimana al gioco lanciato dalla ‘povna collegato all’iniziativa di #ioleggoperché che mi vede messaggero e che ieri ha vissuto l’importantissima giornata della distribuzione dei kit; e ora corro da Murasaki, che ringrazio di cuore per aver scelto questo tema proprio nella settimana Santa che ci condurrà alla morte e resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, per linkare il mio post prima dello scoccare della fatidica Mezzanotte (da sette settimane, ormai, la domenica sera siamo tutti un po’ Cenerentola…)

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9 commenti

Archiviato in #ioleggoperché, fanatismo, fede, Isis, Letteratura, morte, religione

9 risposte a “Cita-un-libro – #ioleggoperché – 7

  1. Parlavo del Nome della rosa giusto qualche ora fa con Orlando dei Merry Men sul canale telematico. interessante interpretazione della citazione, da parte di un credente, a proposito di un libro ateo di un ateo che irride al fanatismo della religione cristiana, nascondendo, come è noto, Borges nelle vesti del venerabile Jorge, con tutto ciò che comporta la citazione (e Okkam con il suo rasoio, insieme a Sherlock Holmes in fra Guglielmo).
    La trovo adattissima al nostro percorso funebre, devo dire. Grazie!

    • Credo che i cristiani e una gran bella fetta della Chiesa abbiano spesso tradito il mandato di Gesù Cristo, soprattutto nei secoli bui del Medio Evo.
      E’ giusto e doveroso riconoscerlo così come prendere atto e confessare i mail che ancora oggi attraversano una parte del corpo ecclesiale con la forza e la semplicità di Papa Francesco.

  2. Non per nulla, Guglielmo finirà per dire a padre Jorge che lui è il diavolo. Che è triste, perché sa sempre dove va.

    Proprio per questo motivo, io eviterei di vedere anche l’ISIS come un blocco monolitico. Non dico (per carità!) che abbia buone ragioni per agire come agisce; piuttosto, io penso che tra i suoi militanti ci siano più ignoranti, che furbacchioni, che semmai sono più numerosi tra i “dirigenti” (Il cui unico scopo è l’arricchimento: la religione è solo un paravento). Per altro, è noto che la distruzione delle opere storiche è stato un unicuum, fatto per allontanare le critiche di star vendendo i reperti storici agli “odiati” occidentali (anche su Ebay).

    • Concordo assolutamente con quanto scrivi, la forza di chi guida l’ISIS è proprio quella di far leva sull’ignoranza per creare proseliti che nelle mani di pochi dirigenti assassini e senza scrupoli, perdono completamente ogni parvenza di umanità trasformandosi in robot, in pedine facili da muovere a proprio piacimento

      • Che poi

        [SPOILER]
        è quello che fa Jorge con molti dei frati dell’Abbazia: fa leva sulle loro debolezze e sulla loro ignoranza, lui, di così prodigiosa cultura, per farli praticamente uccidere da soli. Questo può dirci molte cose, secondo me.

  3. Bella, wild. Cosa saremmo senza paura?

  4. (tra l’altro il Nome della Rosa si conclude con la morte di una biblioteca, cosa che non ho mai perdonato a Eco)
    Grande citazione, Viv: si può rivoltare tre volte come un calzino e restano sempre un sacco di cose su cui meditare. E te la sei cavata molto bene nella scelta del passo ^__^

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