EDUCARE ALLA LIBERTA’

Per il secondo anno consecutivo, stamattina abbiamo partecipato all’importante marcia “Andemm al Domm” per sottolineare l’importanza della scuola paritaria in Italia e il desiderio di un giusto e meritato riconoscimento ancora lontano dall’essere completo nonostante la riforma della scuola messa in cantiere dal Governo Renzi finalmente sembra muovere primi e timidi passi concreti in questa direzione.

ANDEMM AL DOMM 2015

E’ stata una bella mattinata come sempre quando si riesce a fare qualcosa insieme andando tutti nella stessa direzione, bambini, genitori e insegnanti, in un clima sereno, festoso e davvero ricco di tanta allegria, con immancabile visita finale in conclusione di marcia al mitico Luini per un panzerotto condiviso da tutti, suore comprese.

Non posso concludere senza riportare questa bellissima e significativa mail mandata a tutte le scuole paritarie della Lombardia da Suor Anna Monia Alfieri, Presidente di FIDAE Lombardia

Gent.mi,
prosegue la convergenza a destra e a sinistra sulla ferma volontà di sanare la grave ingiustizia che impedisce alla famiglia Italiana di esercitare la propria libertà di scelta educativa in un pluralismo educativo.
Una convergenza in linea con le dichiarazioni: a) del Premier Matteo Renzi, che sin da subito, all’atto del suo insediamento dichiarò la Scuola il punto di partenza (clicca qui); b) del Ministro all’Istruzione Università e Ricerca Sen. Stefania Giannini che, senza mai un cedimento, ha riconosciuto il ruolo pubblico della scuola paritaria e il diritto della famiglia a sceglierla senza dover pagare due volte (clicca qui per leggere)
E oggi leggiamo che ben 44 parlamentari invocano la realizzazione di questi principi di diritto proprio in vista del decreto scuola previsto per il 03/03/2015.

– 01.03.2015 da Avvenire, «Scuola, salvare il pluralismo» Lettera aperta di 44 deputati a Renzi: in gioco la libertà di scelta. 

Come parlamentari della maggioranza che sostiene il governo, siamo convinti che lo slancio riformatore che esso sta portando avanti in molti campi debba tradursi in opere concrete anche a favore del pluralismo e della libertà di scelta educativa per le famiglie, senza ulteriori inaccettabili discriminazioni per quelle che intendono avvalersi delle scuole pubbliche paritarie. Si tratta semplicemente di ottemperare a quanto previsto già dalla Risoluzione del Parlamento Europeo approvata a Bruxelles il 14.3.84 e ribadito di recente nella Risoluzione del 4.10.12.” (continua a leggere)

La medesima richiesta arriva dalla destra con una intervista della Responsabile Scuola.
– 01.03.2015 da Il Giornale, La Responsabile Scuola di FI Elena Centemero, Bene la proposta del Governo. “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Dunque sono le famiglie e non lo Stato ad avere il diritto di scegliere l’istruzione che vogliono per i loro figli.(clicca qui per leggere).
L’Italia è ad una svolta epocale, ha saputo ricollocarsi sulle posizioni di diritto dei Costituenti; ora può compiere quel passaggio di “garanzia” di un diritto “riconosciuto” sin dal 1948 divenendo realmente Europea (clicca qui).
Le detrazioni fiscali sono un passaggio di diritto importante nel breve periodo, verso l’anello mancante del costo standard per studente che oltre a garantire il diritto della libertà di scelta educativa a 360° introdurrà leve di efficienza e di sostenibilità.  (clicca qui per leggere)
– 26.02.2015 da La Tecnica della Scuola, Detrazione fiscale e #riformabuonascuola(clicca qui per leggere)
Un passaggio che divenne, subito dopo il documento “La Buona Scuola”, un auspicio. In merito si rimanda a pag. 11 dell’elaborato Rilettura del documento “La Buona Scuola” del Governo Renzi, (clicca qui per leggere).
        Andiamo avanti con coraggio nella certezza che stiamo servendo una grande causa. «Finché gli italiani non vinceranno la battaglia delle libertà scolastiche in tutti i gradi e in tutte le forme, resteranno sempre servi (…) di tutti perché non avranno respirato la vera libertà che fa padroni di se stessi e rispettosi e tolleranti degli altri, fin dai banchi della scuola, di una scuola veramente libera». Luigi Sturzo
         Con i più cari saluti sr Anna Monia
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15 commenti

Archiviato in Cultura, Libertà, Scuola

15 risposte a “EDUCARE ALLA LIBERTA’

  1. Non condivido niente, ma già lo sai. Aggiungo che quando, se, questa scandalosa riforma, l’ennesima sarà legge, sarà sempre più difficile per insegnanti come me fare il proprio lavoro per bene. Molti di noi stanno pensando di andare altrove. Voi potrete tenervi gli ottimi insegnanti delle vostre scuole paritarie, quelli che formano studenti che, all’università, ci mettono il doppio a dare un esame.

  2. Come sai rispetto il tuo pensiero e, essendo tu molto più dentro di me nella scuola, cerco di comprenderne le motivazioni nonostante una certa violenza nel commento che mi sorprende un po’.
    Sento doveroso, però, prendere le difese delle insegnanti di Patitù, persone professionalmente e umanamente preparatissime e in grado di formare studenti di alto livello (una di esse insegna all’Università!): basta fare un giro per le Scuole Medie statali della mia zona per sentire spalancare le porte agli studenti che escono dalle elementari della scuola di Patitù, mediamente molto più preparati della media degli altri studenti.

    • La violenza è connaturata a un pensiero che reputo non solo diverso dal mio, ma insultante per chi fa il mio lavoro nel e per lo stato, sono franca. Pensare che ci possa essere una scuola finanziata dall’altro che non sa pubblica e per tutti, lo confesso, mi lascia basita in chi crede in educazione e cultura, e dunque per quanto mi riguarda, sono onesta, nei tuoi confronti ho provato una delusione ineludibile, perché si può discutere di trascendenza, ma sul welfare ci sono dei punti che per me sono senza ritorno, verso le persone che stimo. Le elementari capita, a Milano in specie. Non a caso ti ho fatto l’esempio dell’Università. Ma se vuoi ti racconto delle scuole paritarie nelle quali vanno a fare gli esami quelli del recupero anni perché se vengono da noi bocciano
      E poi parliamo di come sono le aule, le infrastrutture, le dotazioni delle scuole statali di base, e quello che ci danno di stipendio, e l’imbarazzo per essere costretti a chiedere alle famiglie 100 euro di contributo volontario all’anno, per cercare di fare andare avanti i laboratori. E poi parliamo delle rette delle private, e degli stipendi, ancora più da fame che i nostri, che in cambio danno ai docenti senza controllare veramente la loro preparazione specifica (a me è stato offerto, e non una volta sola, di insegnare Filosofia, materia per la quale non ho l’abilitazione). E poi parliamo del fatto che noi non possiamo avere meno di 27 alunni in prima e possiamo andare in deroga fino a 34, mentre le private, per legge, ne possono avere 12. E poi, e poi… Ma come si fa a dire che le private non sono state aiutate prima di Renzi, santa pace, ma in che mondo vivete, se lo dite? Scusami, sono irruenta, e la delusione è davvero forte, perché i soldi che sono stati dati alle private in questi anni sono tantissimi, e anche i diritti, mentre da noi si tagliava e basta e non abbiamo la carta igienica, e non è una battuta. E abbiamo l’amianto e non ci sono i soldi per toglierlo, e non è una battuta. Ma, ripeto, al di là di questo, sono proprio i meccanismi di costituzione classi che fanno vendetta. E ora gli volete dare ancora più finanziamenti pubblici? Accomodatevi. Ma io spero davvero, allora, perdonami, a tua figlia, visto che dici di stimarmi, di non insegnare mai.

  3. Tanto per dirti. Decreto Fioroni (il ministro che ha dato MENO alle private da Berlinguer a oggi): DM 21/05/07
    Art. 1 – Funzione pubblica delle scuole paritarie
    Art. 6 – Scuole secondarie di I grado paritarie (Medie): A ciascuna un contributo di 2.500 euro…
    Viene inoltre assegnato un contributo di 1.000 euro per ciascuna classe in base a un’apposita graduatoria nazionale fino all’esaurimento delle risorse disponibili
    tutte le scuole devono essere costituite da corsi completi e da classi funzionanti con un minimo di otto alunni effettivamente iscritti e frequentanti.
    A ciascuna scuola paritaria secondaria di II grado viene assegnato, fino all’esaurimento delle risorse disponibili, un contributo di 4 mila euro a scuola e di 2 mila euro a classe, relativamente alle sole classi prime e seconde, in base a una apposita graduatoria predisposta a livello nazionale

    A questi si aggiungono i finanziamenti di base stabiliti da Berlinguer e Moretti (e ampliati da Gelmini) e quelli regionali e comunali.

    Vedi un po’ tu.
    Nello stesso periodo ci bloccavano il contratto, ci tagliavano gli scatti di carriera, tagliavano il fondo di Istituto, comminavano l’azzeramento del credito (il ministero aveva messo in bilancio soldi per gli istituti pubblici e a dicembre invece che il saldo arrivò la lettera di “considerare il credito ricevuto”) e alzavano a 27/34, come dicevo, il numero di alunni.

    Fa’ un po tu.

    • Su questo concordo in pieno con te, se parità ci deve essere parità in tutto; io infatti sono favorevole (deformazione professionale?) a frodi sgravi fiscali alle famiglie che pagano rette considerevoli e non a finanziare le scuole se non nella medesima misura in cui (eventualmente) vengono finanziate le scuole statali. Io, purtroppo, non beneficerò, se non in extremis all’ultimo anno, di questi sgravi ma glieli auguro a chi verrà dopo di me.
      Per il resto, lo ripeto, parlo da papà (che, tra l’altro per la scuola di Patitù ha dato e continua a dare moltissimo) che ha avuto la fortuna di trovarsi in una scuola molto molto positiva per sua figlia e con maestre molto preparate.
      E forse concordo anche con te per il fatto che l’esperienza paritaria (e non solo ‘per motivi economici) si ferma alle elementari e che dalle medie in su per Patitù ci sarà solo scuola statale (avrei fatto eccezione solo se nell’attuale scuola di Patitù, avessero deciso di aprire anche la media, ma così non è stato)

  4. “FORTI sgravi fiscali” naturalmente: quando parlo del nostro Fisco certe parole sembrano venirmi fuori involontarie

  5. annikalorenzi

    intervengo un po’ in punta di piedi perché sto a metà.

    Condivido il pensiero di Povna e in parte la sua franchezza e decisione perché davvero chi vive la scuola pubblica sa che manca ogni cosa. La rabbia sgorga naturale.

    Però credo che in uno Stato laico e libero ognuno possa decidere di mandare il proprio figlio dove vuole senza spendere patrimoni.

    sono favorevole agli sgravi fiscali non ai finanziamenti.

  6. Non sono d’accordo nemmeno io. La libertà di scegliere una scuola paritaria è sacrosanta ma lo Stato in questa scelta, per me, non deve entrare. Lo stato deve fornire una scuola gratuita e funzionante. Per questo devono essere spesi i soldi statali.

  7. Rose ha riassunto il mio pensiero in maniera più razionale e pacata, ma altrettanto forte. Ti ringrazio della tua risposta, Wild, però vorrei ribattere, brevemente, un paio di cose:

    1) Andare a una marcia, cioè interpretare con il proprio corpo una protesta, non corrisponde a quello che mi scrivi qui. Quella marcia è per il (cito) “dovuto e meritorio riconoscimento” delle scuole private, riconoscimento che già c’è, c’è stato, ed è stato incrementato negli ultimi quindici anni ai danni delle scuole pubbliche che piangono Questi sono i dati. Andare alla marcia significa negare i decreti Berlinguer, Moratti, Fioroni, Gelmini, Profumo, non chiedere sgravi (sui quali peraltro non sono d’accordo)
    2) potremo parlare di sgravi quando avremo una scuola pubblica finanziata correttamente (negli ultimi 15 anni il segno + ai fondi alla scuola pubblica l’ha messo solo Maria Chiara Carrozza, per il resto solo tagli), e non una scuola pubblica tagliata mentre aumentavano i fondi alle private, diretti e, come ho detto, indiretti: perché una scuola privata per avere fondi deve avere 8 alunni per classe e la pubblica non può avere classi iniziali a meno di 27. Tatuaiamoci in testa questi dati, prima di andare alle marce.
    3) La realtà di Milano è particolare al rialzo, rispetto al resto di Italia, la primaria ancora di più. Finanziare, o sgravare, le private, significa concedere sgravi per lo più a famiglie che portano i loro figli agli esamifici, poi vanno alla privata parificata a fare l’esame di stato e poi vengono a fare i commercialisti con quel diploma lì, che vale come il tuo, peccato che non sappiano una mazza. Se vuoi, ti porto i dati (ma c’è un bel’articolo sulle Parole e le cose su questo). Oppure ti racconto che cosa vedo ogni anno io, a scuola mia, quando ci arriva la gente che ha le idoneità studiate prima alla privata e poi presa alla parificata. Il messaggio non è solo paghi e passi, ma che il dovere non esiste più. Poi ci lamentiamo della società.
    4) L’art. 33 della Costituzione parla di “senza oneri per lo stato”, non specifica diretti o indiretti, quale uno sgravo fiscale è.
    5) la scuola pubblica è l’unico agente in grado di portare, innalzando, una uguaglianza capacitaria nella società a parità di accesso per tutti. Questo deve rimanere tale, altrimenti ci sono i cittadini di serie A e di serie B. Poi, come dice Rose, vuoi mandare alla scuola privata? Padronissimo. Ma stai facendo una scelta socialmente di élite e differenziazione. Te ne assumi l’onere e l’onore. o Stato, se ha soldi, si assume l’onore e l’onere di rendere eccellente la scuola di stato. Del resto, la Scuola Normale Superiore sembra a tutti voi un centro di eccellenza, credo. E lo è proprio perché non si basa su privatismi e sgravi fiscali, ma sulle tasse dei cittadini ridistribuite per garantire diritto allo studio ai bravissimi, anche poverissimi. Questa è istruzione pubblica. Il resto, sofismi da Barocco avanzato.

  8. Da genitore e da cittadino, ora è sempre scuola pubblica. Perché è pubblica cioè di tutti e perché è aconfessionale, e per me è inportante che lo sia. la scelta di altro è appunto scelta. Detto da una che ha frequentato un’università privata è mai ha pensato che lo stato dovesse contribuire (nonostante in quel momento fosse la sola ad insegnare un certo tipo di branca)

  9. Vi ringrazio molto per i vostri interventi e cerco, il più sinteticamente possibile di riassumere alcuni concetti magari riuscendo a spiegare meglio il mio pensiero di quanto, evidentemente non sia riuscito a fare nel post
    1) il fatto che la scuola pubblica in Italia versi nello stato in cui si trova è una vergogna per un Paese civile (o, almeno che si professa tale, io ci credo sempre meno) che non capisce che proprio investendo nella scuola possiamo sperare in un domani migliore; mio nipote ha frequentato un eccellente scuola elementare pubblica passando cinque anni in un prefabbricato!
    2) sostenere che la scuola pubblica debba essere sostenuta economicamente e che i continui tagli sono una vergogna non può che trovarmi d’accordo ma questo non comporta automaticamente dire peste e corna della scuola paritaria: rispetto massimo per entrambe
    3) no ai finanziamenti alle scuole paritarie, d’accordo (io penso, stessi finanziamenti a scuola pubblica e paritaria), ma sgravi fiscali alle famiglie che vi mandano i figli: questo permette da una parte alle scuole paritarie di alzare le rette e non avere bisogni dei soldi statali e alle famiglie, di qualunque classe e estrazione, di mandarci i figli senza dissanguarsi: altrimenti si creano proprio quelle disuguaglianze di ceto che giustamente condanniamo (se io vado in treno per lavoro a Roma, posso detrarmi il biglietto del treno sia che abbia viaggiato in seconda classe, sia che abbia viaggiato in prima classe senza distinzione alcuna)
    4) promozioni facili nelle scuole paritarie pagando: è un’altra vergogna tutta italiana, sono sicuro che nel resto d’Europa non si verifica e non credo di dover aggiungere altro
    5) ho partecipato a una marcia in rappresentanza della scuola che sta dando tanto, tantissimo a mia figlia sotto tutti i punti di vista, umano, didattico e sociale e alla quale esprimo la mia gratitudine in tutti i modi leciti che mi sono concessi (io offro gratuitamente due ore della mia settimana da ottobre a maggio per portare avanti con i bambini un bellissimo progetto di Teatro con risultati straordinari proprio dai bambini più in difficoltà; mia moglie porta avanti un progetto di Cinema sempre gratuitamente!); non ho mai parlato di marcia di protesta, per fortuna esistono anche marce pacifiche e gioiose e non solo quelle in cui si spara vernice contro la polizia (ma perché?) o si imbrattano e distruggono bancomat e vetrine dei negozi che capitano malauguratamente sotto tiro (ma perché?)
    6) non ho mai parlato di scuole private, ma di scuole paritarie
    7) avrei dovuto formulare più soggettivamente il post con riferimento alla scuola di Patitù, non conoscendo altre realtà paritarie e qui riconosco un errore di impostazione e mi scuso con tutti voi, in particolare con quelle insegnanti che danno l’anima e anche di più nella loro professione combattendo, ne sono ben consapevole, contro tutto e tutti quotidianamente.
    8) Ribadisco, infine, tutto il mio appoggio alla scuola pubblica e la mia speranza che davvero un giorno in Italia si comprenda la fondamentale importanza della stessa; l’anno prossimo Patitù, e noi con lei, terminerà il suo rapporto con la scuola paritaria e comincerà il suo lungo (speriamo) cammino nella scuola pubblica, proprio perché io e mia moglie riconosciamo il ruolo e l’importanza di questo tipo di educazione. questo non mi impedisce e non mi impedirà mai di dire tutto il bene possibile della scuola paritaria che Patitù ha avuto la fortuna di frequentare e che ogni anno volontariamente, in occasione dell’Open Day ripeto con gioia ed entusiasmo a tutti quei genitori che vengono a informarsi prima di iscrivere i loro figli

    • Ho già detto quel che penso, non lo ripeterò. Una cosa sola: non cadere nei tranelli linguistici, ti prego, dei governi. Privata e paritaria è, nei fatti, la stessa cosa. Sono termini creai dai vari governi solo per nascondere i finanziamenti rispetto all’art. 33. negarlo è negare l’evidenza, prova ne sia che la scuola paritaria può assumere in deroga a ogni contratto non solo del pubblico impiego, ma anche della scuola pubblica, come ho già spiegato. Le promozioni facili di cui parlo si consumano, peraltro, proprio alla cosiddetta paritaria. Sul resto, come ho detto, mi sono già espressa.

      • annikalorenzi

        si. questo Povna è molto vero. La terminologia gioca inganni a chi non tiene il cervello sempre acceso ( e no non è il caso del nostro amico Wild che credo abbia fatto una scelta anche in base agli orari che la paritaria offre, perché c’è da dire che spesso la scelta di chi lavora va in questo senso. Anche perché le paritarie offrono orari ampliati, c’è da dire, alle spalle di insegnanti davvero mal pagati eh. Lo Stato dovrebbe organizzarsi in questo NON tagliando , ma anzi valorizzando gli organici, la pluralità , il tempo scuola e le compresenze).

        Le promozioni facili sono una piaga ,on mi si venga a dire che non è così; da questo resta fuori la primaria ,dove le bocciature ( fortunatamente) sono rarità anche nella Scuola pubblica.

  10. Io devo dire che non sono d’accordo nemmeno sulla detrazione fiscale. In Italia tante tantissime buone scuole statali con ottimi insegnanti ci sono. Sono offerte dallo Stato . Non sono di serie B. Faticano. Spesso non per colpa loro.
    Ai genitori è data la libertà di scegliere qualora volessero, una scuola non statale, consci del fatto che potrebbero tranquillamente avere un psoto alla scuola statale gratuito e che, diversamente, pagheranno una retta.

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