ORA BASTA!

Arrivati alla fine dell’ennesima Odissea lavorativa, rappresentata in questo caso dal calcolo della TASI da far pagare ai nostri clienti, oggi sono incappato in questa lettera pubblicata su Italia Oggi che, pur non avendo mai (o quasi) voluto portare il mio lavoro dentro al Blog, stavolta non posso proprio fare a meno di ripubblicare.

Inutile aggiungere che concordo con la Signora Martinelli al 200%!!!

 

PRIMO PIANO
Lettera su un’odissea all’Agenzia delle entrate di Milano

Cari sindacati, aspetto una risposta: fra i diritti dei dipendenti pubblici rientra anche quello di fracassare impunemente i cittadini?

  di Annalia Martinelli 

Ecco la cronaca di un’esperienza all’Agenzia delle entrate di Milano. Prendo appuntamento online, specificando che devo registrare un subentro in contratto di locazione. Stampo la conferma di appuntamento. Penso: finalmente si sono organizzati. Mi presento puntualmente alla data stabilita, 8 ottobre 2014, in very japanese style con mezz’ora di anticipo. Al banco informazione chiedo dove devo recarmi per un appuntamento per subentro in contratto di locazione. Mi dicono: fila 3. Alla fila 3 c’è una coda lunghissima. Penso: «Sarà per gli appuntamenti, farò in fretta». Ma in 10 minuti passa 1 sola persona.

Causa preconcetti negativi verso la PA, chiedo se sia lo sportello giusto e mi dicono: ‘Certo che no, deve andare dal caposala!’. Vado dal suddetto caposala, che esamina la documentazione e mi dà il numero JC123.

Dopo 15 minuti di attesa mi chiamano allo sportello 17. Presento la documentazione all’addetta, che mi chiede: «Ma perché le hanno dato il numero JC123? lei deve andare al RR». Pazientemente spiego la trafila fatta, la signora ri-esamina la documentazione e mi re-indirizza al banco RR.

Alle 11.15 finalmente è il mio turno. L’addetto esamina – di nuovo – la documentazione e obietta: ‘Ma signora, questo contratto è 06, noi siamo 03, non possiamo fare niente». Con molta calma chiedo lumi sulla codifica, stile battaglia navale. Risposta con tono di ovvietà: «Il contratto è stato registrato a Milano in via Stuparich (06), quindi noi di Moscova (03) non possiamo fare questo subentro perché le anagrafiche delle due sedi non si parlano».

Tentativo numero 2. Il 13 ottobre 2014 mi presento ore 8 in piazzale Stuparich, sperando di non passarci tutta la mattina. Ma ad alta voce il DIRETTORE della sede in persona spiega la situazione come segue: «È andato in tilt il sistema di attribuzione dei numeri, senza il quale non si può avviare nessuna procedura per le varie pratiche. Capita quando piove. L’addetto alla manutenzione è in ritardo, perché quando piove c’è traffico. Quindi non si sa quando il sistema potrà essere ripristinato. Non funzionano nemmeno i telefoni.» «Dalle 9.30 alle 11 c’è assemblea sindacale, quindi non si sa quanti addetti si presenteranno in ufficio».

Domando: E dalle 8. alle 9.30 non possono lavorare? «Eh, ma sa signora, piove, c’è traffico, se arrivano in ritardo vanno direttamente in assemblea. E sa, questi poveri ragazzi hanno tanti doveri e pochi diritti, e le assemblee sindacali sono uno dei loro diritti, se glielo impedisco mi fanno rapporto».

Un’altra cittadina timidamente chiede: «Ma io sono venuta venerdì, mi avete detto di tornare oggi, perché non mi avete avvisato che ci sarebbe stata l’assemblea? Risposta: «Sa signora, le assemblee sindacali vengono convocate all’ultimo, e i dipendenti non sono tenuti a comunicare in anticipo se parteciperanno o meno, è un loro diritto».

Appuntamento alla prossima.

Intanto, una propostina al Governo: se i milioni di impiegati della PA fancazzisti, burocrati e corrotti non riuscite a licenziarli, pagateli perché stiano a casa, almeno ce li togliete di torno e ai pochi che lavorano bene e davvero, resterà almeno la soddisfazione della fama. Smettiamo di parlare di burocrazia, disservizi e Stato e parliamo di persone. Le carte sono gestite da impiegati, i disservizi sono responsabilità di persone, lo Stato siamo noi! Altro che extracomunitari: il cancro dell’Italia sono gli italiani e o cambiamo e sappiamo ritrovare una coscienza civile o saremo spazzati via dalla storia, giustamente.

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9 commenti

Archiviato in Lavoro

9 risposte a “ORA BASTA!

  1. Una di quelle situazioni in cui speri che ci sia una telecamera nascosta.
    Assurdo!

  2. Mi dispiace, ma questa volta non condivido la lettera. Né nella stesura (vengono indicati gli orari in cui si viene ricevuti ma non quelli in cui ci si presenta, banalmente definiti come “mezz’ora di anticipo” se non nell’occasione dei diritti sindacali), né nel contenuto: piaccia o non piaccia, per fortuna, il diritto di assemblea nel pubblico è (ancora per poco) un diritto, che, per essere tale, non deve essere comunicato nello specifico (cioè nel singolo che aderisce). Immagino ci fosse sia on-line che allo sportello regolare avviso che annuncia possibilità di assemblea: come per gli scioperi dei treni, se non mi informo, incolpo me stessa, se il cittadino della lettera non li ha letti, fatti suoi…

    • Non so come funzioni nel resto della P.A. ma purtroppo per quanto riguarda l’Agenzia delle Entrate avviene esattamente come descritto per filo e per segno dalla Signora Martinelli. E’ capitato anche a me di recarmi al lunedì in AdE, non riuscire a concludere la pratica (quasi mai si riesce al primo tentativo e vi assicuro che dopo vent’anni una certa pratica del mio lavoro ce l’ho!) e bontà loro riuscire a ottenere un appuntamento il giorno dopo, quando, una volta presentatomi, ho scoperto che all’ora dell’appuntamento c’era assemblea sindacale assolutamente non annunciata in alcun modo il giorno prima.
      Peraltro la lettera credo vada ben oltre il problema dell’Assemblea Sindacale (che ritengo si potrebbe tranquillamente tenere subito dopo la fine dell’orario di lavoro, anche in considerazione del fatto che tre giorni su cinque l’AdE chiude alle 13.00, senza così andare a travolgere l’altrettanto sacrosanto diritto del libero cittadino di fruire di un servizio per cui paga fior di tasse – vedi TASI odierna) ma riguardi un generale “lassismo” da parte della stragrande maggioranza dei funzionari e della totale mancanza di rispetto del contribuente che si manifesta in tanti piccoli episodi di arroganza inaccettabili.
      Mi è capitato ogni tanto di discorrere con funzionari che si fanno in quattro per fare al meglio il loro lavoro e sentir dire proprio da loro che una bella piazza pulita di tanti colleghi aiuterebbe anche loro sia dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro sia dal punto di vista dell’immagine che trasmetterebbero all’esterno la dice lunga su come (non) funzionano le cose

    • beppe

      Quanta arroganza ,figlia ,come sempre, dell’ignoranza

  3. Ho pensato molto prima di rispondere perchè come sai sono parte in causa.
    Credo si potrebbe far molto per organizzare meglio le cose, credo che si debbano fare tutte molto bene in modo da garantirsi anche i propri diritti come nel caso dell’Assemblea sindacale. Se tutto funzionasse sempre perfettamente nessun cittadino si indignerebbe di fronte a questa cosa. Dall’altro ti dico che spesso si hanno davvero mezzi che non funzionano e che sono di una inefficienza imbarazzante e che non si possono cambiare… a volte, ovviamente, è colpa di chi li gestisce, a volte no.

  4. Purtroppo, almeno per quanto riguarda il rapporto cittadino Fisco, ormai la sensazione è che quando le cose non funzionano (troppo spesso, te lo assicuro) da parte loro il contribuente (e il professionista, ormai, sempre più spesso, visto che la complessità delle norme ha ridotto all’impotenza il contribuente che voglia gestirsi da solo) debba adeguarsi e subire quando la cosa avviene in senso inverso non c’è mai un minimo di comprensione, un tentativo (se non in rari apprezzabili casi) di venirsi incontro e comprendere le ragioni dell’altro.
    Questo ha finito per portare all’esasperazione di tante persone come la Signora Martinelli

  5. L’Agenzia delle entrate è una sorta di antro oscuro dove tutto può accadere e dove tutto è permesso. Confermo che è tipico della medesima. Nel resto delle amministrazioni pubbliche la qualità è senz’altro più elevata

    • Indubbiamente ci devono essere P.A. che funzionano meglio dell’Agenzia delle Entrate, ma qui credo che si volesse andare al di là del lavorare bene (può sembrare assurdo ma al momento nessuno chiede tanto), credo che si volesse solo chiedere un po’ di rispetto per il prossimo, cosa che troppo spesso non si riesce nemmeno a intravedere

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