BUON NATALE

Il 2013 è stato un anno difficile, faticoso, spesso non bello sotto tanti punti di vista e anche per me ci sono stati tanti chiaroscuri ma con tanta tnta fatica sul lavoro.

E allora quest’anno voglio regalarvi i miei più cari e sinceri auguri in una maniera un po’ diversa dal solito, con un articolo apparso oggi sul Corriere della Sera e che fa molto riflettere anche se pare sia notizia di pochissimi minuti fa lo sblocco della situazione di impasse.

ADOZIONI, IL CASO DEI BAMBINI DEL CONGO

La burocrazia senza cuore

La storia del Natale 2013 è quella dei genitori italiani e dei loro figli adottivi bloccati in Congo. Una storia di amore contrastato e di umanità negata che ne incrocia molte altre: il peso della burocrazia, i ritardi della politica, la considerazione non eccelsa di cui gode l’Italia all’estero, ma anche la forza formidabile di italiani che non si rassegnano all’ingiustizia.

Il nostro è il Paese al mondo che fa meno figli. Ed è uno tra i Paesi in cui le adozioni sono più difficili. Un tema che dovrebbe essere il primo nell’agenda politica e nella discussione pubblica. Ora, a risvegliare le nostre coscienze assopite, ecco la vicenda delle ventiquattro coppie da oltre un mese bloccate in Congo, dove molte passeranno il Natale, pur di non abbandonare bambini che anche per la legge africana sono già loro figli, ma per un veto delle autorità locali non possono venire in Italia. La situazione è drammatica: chi ha il visto scaduto, chi ha contratto la malaria, chi non è più coperto dalla profilassi, chi ha lasciato altri figli in Italia. Tutto rende urgente un intervento del governo e del Parlamento.

 

 

Matteo Galbiati e Mara Corini a Kinshasa con i figliMatteo Galbiati e Mara Corini a Kinshasa con i figli

 

La storia comincia – come ha raccontato sul Corriere Alessandra Coppola – il 25 settembre scorso, quando il Congo decide di bloccare per un anno le adozioni internazionali. Si apre però uno spiraglio per «le pratiche già concluse»: orribile parola della burocrazia internazionale per indicare bambini cresciuti in orfanotrofio e assegnati a famiglie italiane. Il ministro Kyenge si reca a Kinshasa. Viene stilata una lista. I genitori partono. Ma non riescono a tornare con i figli. Alcuni – come Alessandra e Antonio e il piccolo Moise – vivono in una casa annessa all’orfanotrofio della capitale, senza acqua corrente e a tratti senza elettricità. La loro ostinazione non è frutto di un capriccio, ma di amore e responsabilità. Fanno quello che qualsiasi genitore farebbe: rifiutano di abbandonare i loro figli.

Il governo italiano può e deve muoversi. Il ministro Kyenge potrebbe e dovrebbe tornare in Congo, che oltretutto è il suo Paese d’origine, per riprendere in mano il caso in prima persona. Lo stesso vale per il ministro Bonino. Ma anche il premier Letta farebbe bene a intervenire. Se ad esempio le famiglie e i loro figli fossero ospitati nella nostra ambasciata a Kinshasa, l’Italia darebbe un segno che non intende in nessun modo abbandonarli.

È grave che, nel vortice delle regalie del decreto salva Roma, nel carosello delle misure irrinunciabili tipo le nuove lampadine per i semafori, nessun parlamentare abbia posto la questione. Per dare forza alle famiglie adottive, e in generale per migliorare il farraginoso meccanismo delle adozioni internazionali, si potrebbe innovare la procedura. Oggi funziona così: dopo la sentenza che assegna i figli ai genitori, la Cai – Commissione per le adozioni internazionali – emette un nulla osta, l’ambasciata appone un visto italiano sul passaporto straniero del bambino, che così può partire per il nostro Paese. Se invece l’ambasciata attribuisse al piccolo il passaporto italiano, facendo di lui fin da subito un nostro connazionale, tutto diventerebbe più semplice. È una misura che non appaga nessuna lobby, ma contribuirebbe a dare riconoscibilità e dignità a persone mosse da un amore che, come sempre, si rivela irriducibile.

24 dicembre 2013

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ALDO CAZZULLO
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7 commenti

Archiviato in Adozioni, Auguri, bambini, Natale

7 risposte a “BUON NATALE

  1. annika lorenzi

    guarda…insieme alla notizia dei ragazzi con le bocche cucite è una delle storie di natale che mi fa davvero più riflettere..

    si parla tanto di famiglie, di diritti, di aiuti, di solidarietà e poi questi genitori, molto più coraggiosi di altri vengono lasciati soli…

    vergogna

  2. Sottoscrivo ogni singola parola di Annika. Auguri per un anno nuovo sereno.

  3. la strada delle adozioni internazionali è lastricata di storie tristissime. Spero davvero che il governo stia facendo qualcosa per loro. Buon Natale carissimo, a te a S e alla vostra splendida figlioletta, e tutta la serenità del mondo.

  4. Non so cosa ne verrà fuori, ma so che la notizia è già sparita da tutti i più importanti quotidiani on line; speriamo in bene!!!

  5. Auguri di buon anno caro Wild. E speriamo bene per queste famiglie.
    Un abbraccio a te e famiglia!

  6. Anzitutto, piacere. Arrivo in ritardo, ma arrivo. Buon anno. Questa cosa è un’indecenza di proporzioni bibliche. Figlia di un governo senza la minima pretesa politica ed in grado solo di vivacchiare. Era sufficiente mandare un DC 9 e portarli via (se si voleva fare la voce grossa). O pagare quel che chiedevano (che è senz’altro il punto) e finirla lì. Pare comunque che dovranno rientrare lasciando i bambini in quell’inferno di Paese.

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